David Sangarè, da Bamako a Volgograd sognando la nazionale russa

In attesa del debutto con la prima squadra Sangarè difende la porta della Dinamo Mosca 2, in terza serie.

Nato in Mali, il portiere classe 2000 è cresciuto calcisticamente nell’accademia del Rotor. Legatissimo alla città di Volgograd, ora vuole provare a imporsi nella capitale, alla Dinamo, mettendosi in luce anche per un posto in nazionale. Ma in entrambi i casi la concorrenza è davvero agguerrita. 

Bamako e Volgograd sono due città molto diverse. Dalla popolazione alla storia, la distanza che le separa è ben più netta dei quasi diecimila chilometri e delle venti ore di volo che le separano geograficamente. Bamako ha una storia millenaria, Volgograd ha cambiato più di una denominazione. Bamako, inoltre, ha il doppio degli abitanti della ex Stalingrado. Eppure qualche analogia c’è: tutte e due si sviluppano sulle rive di un fiume (caratteristica, va detta, comune a buona parte delle città del globo terrestre) ed entrambe hanno sofferto feroci invasioni nemiche (la colonizzazione francese per Bamako, l’assalto nazista per Volgograd). Anche le similitudini, però, lasciano le due località su binari paralleli, magari simili in alcuni aspetti ma mai realmente avvicinabili. David Sangarè è il risultato dell’unione di queste due rette, l’incrocio di due poli lontani e contrastanti che genera un prodotto finale tutto da scoprire, imperniato sul valore aggiunto della fusione di culture, stili e pensieri differenti.

“I miei genitori si sono conosciuti ai tempi dell’università” racconta David. Nato a Bamako da padre maliano e madre russa, si è poi trasferito a Volgograd all’età di un anno e mezzo. “Mio padre è morto quando avevo solo sei anni; nonostante ciò ho molti ricordi del tempo passato con lui. Del Mali, invece, conosco molto poco ma col passare del tempo ho cercato di documentarmi riguardo al mio paese d’origine, per curiosità e anche perchè ritengo doveroso farlo. E in coppa d’Africa ho sempre tifato la nazionale e il mio idolo, Seydou Keita”. Per il momento Sangarè non ha però in programma di tornare in Africa. “Ho solo la cittadinanza russa, per cui un eventuale permanenza in Mali mi costringerebbe a sbrigare trafile burocratiche tutt’altro che banali. Comunque il mio futuro prossimo è in Russia, voglio impormi qui, senza ovviamente dimenticarmi della mia seconda patria. Io e Samba Sow, alla Dinamo fino all’anno scorso e anche lui di Bamako, ci sentiamo spesso per aiutare la gente locale”. La motivazione non gli è mai mancata, sin da quando era piccolo ha sempre cercato di migliorarsi. “Ho cominciato a giocare in porta ad undici anni. Avevamo in programma una partita e il nostro portiere era indisponibile. Decisi di propormi e mi trovai a mio agio nel nuovo ruolo. Devo molto al preparatore dell’epoca, Roman Sarkisov, il quale mi aiutò poi a proseguire la carriera tra i pali”. Qualche stagione dopo fu la Dinamo Mosca a scoprirlo. “Avevo quattordici anni quando mi trasferii a Mosca. Mia madre pianse, ma si trattava di un’occasione irripetibile. L’adattamento alla nuova vita fu semplice, le strutture della base di Novogorsk erano adeguate e potevo continuare normalmente il mio percorso di studi”.

Un giovanissimo Sangarè ai tempi dell’accademia del Rotor.

Nemmeno il passaggio ad una società con budget e ambizioni più importanti ha minato il rapporto tra Sangarè e il Rotor. “Spero, prima o poi, di vestire quella maglia in Russian Premier League. A Volgograd vivono di calcio e il club ha una storia di grande prestigio. Sono contento che ora anche l’accademia locale sia cresciuto: dopo la retrocessione della prima squadra le formazioni giovanili andarono in rovina e, quando giocavo io, i più forti in città erano quelli dell’Olimpiets. Adesso è diverso e la promozione del Rotor, nuovamente nella massima serie dopo sedici stagioni, ha suggellato il ritorno del calcio ad altissimi livelli in quel di Volgograd”.

Sangarè affronta anche il tema del razzismo. “Durante la mia infanzia si è registrato qualche episodio di sfottò, ma non me la sento di definirli con termini più gravi. Per quanto mi riguarda, è sempre restato tutto nei limiti dell’agonismo che caratterizza qualsiasi contesa. Ci sono stati dei momenti un po’ imbarazzanti, anche se nel complesso posso liberamente affermare di avere avuto sino ad ora una vita tranquilla e positiva, soprattutto perchè parlando russo mi sono integrato con maggiore facilità”. Il dibattito passa poi sull’attualità, con il movimento del Black Lives Matter e le rivolte in America. “E’ una protesta che supporto, ma ha poco a che fare con la realtà russa. Qui non c’è stata una schiavitù duratura e sistematica nei confronti dei neri come invece accaduto per secoli negli Stati Uniti. In questa nazione non ho mai avvertito alcuna limitazione dei miei diritti”. Seguendo questo ragionamento, non dovrebbero esserci problemi per un’eventuale chiamata in nazionale. “Lavoro duramente per essere convocato un giorno. Il mio caso è diverso rispetto a quelli di Guilherme e Ari, perchè io non ho bisogno di essere naturalizzato, io sono russo a tutti gli effetti.” Tra l’altro lui con la Russia ci ha già giocato, durante un torneo di esibizione in Brasile riservato ai paesi cosiddetti BRICS. “Fummo eliminati dai verdeoro e a segnare l’unico gol della partita fu Vinicius, adesso al Real Madrid. Avevamo solo sedici anni, ma molti brasiliani avevano già un livello complessivo decisamente elevato”.

Sangarè cerca di prendere il volo verso obiettivi importanti.

Dinamo Mosca e nazionale, sono questi i due grandi obiettivi di David Sangarè. La strada è in salita su entrambi i fronti. Nel club, ancora per un po’, dovrà fare i conti con il veterano Shunin, autentica bandiera dei Poliziotti, mentre nella Russia l’addio di Akinfeev ha lasciato libero un posto per il quale sono in molti ad azzuffarsi: tra i giovani Maksimenko e Safonov partono in pole position. Sangarè, però, non è uno che si arrende facilmente, come sottolinea Alberto Gudimov, suo allenatore ad inizio carriera:”Ha sempre giocato con quelli di un anno in più, senza crearsi mai un alibi. Il suo carattere e la sua abnegazione gli consentiranno di raggiungere traguardi importanti”. C’è da credergli. Intanto ha cominciato a scalare le gerarchie interne, sedendosi in panchina con la prima squadra nelle ultime giornate. Il nuovo tecnico, il tedesco Sandro Schwarz, punta anche su di lui.

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