Nell’Artico il calcio non esiste più

Murmansk, unico porto non ghiacciato dell’Artico, non ospita calcio professionistico dal 2014, mentre i dilettanti sono sopravvissuti soltanto due anni in più. E lo stadio della città, caduto in disuso, viene utilizzato per feste e sagre, con la possibilità concreta che un presto lasci spazio a un’imponente cattedrale ortodossa.

Qualcuno salvi il calcio nell’estremo Oriente! Ma non è che nelle  altre zone periferiche il movimento russo scoppi di salute…A Murmansk, città di maggior rilievo tra quelle (poche) che si trovano a nord del Circolo Polare Artico, il calcio è scomparso da oltre un lustro. Mitigata dalla corrente del golfo, la quale fa sì che la regione non sia mai completamente ghiacciata, questa zona ha visto i primi insediamenti durante la fase conclusiva dell’Impero Russo: non è un caso che la denominazione conferitale inizialmente fosse Romanov na Murmane.

In questa base navale, peraltro protagonista in entrambi i grandi conflitti del Novecento, il calcio non ci ha messo molto ad arrivare. Il primo incontro ufficiale è datato 20 maggio 1920, come riporta la versione locale di Izvestija. A scendere in campo furono il “Vseobuch” e il “Tretij Polk“. L’esordio tra i professionisti, invece, risale all’inizio degli anni Sessanta, quando fu fondato il “Sever“, letteralmente “nord” in lingua russa: il club biancorosso dopo qualche buona stagione fallì nel 1984, per poi essere rifondato nel 2006. Da quel momento Murmansk è diventata una delle trasferte più complicate del girone ovest di terza serie: la temperatura media è vicina allo zero e il viaggio nasconde sempre molte insidie. “In casa non poteva batterci nessuno” afferma l’ultimo tecnico della storia del Sever, Leonid Tkachenko. “Anche senza stipendio abbiamo sempre giocato per il nostro onore e quello della città”. Nel 2014, infatti, il Sever Murmansk era riuscito ad ottenere un prestigioso settimo posto, con quarantotto punti in trentadue partite. Quella è stata l’ultima apparizione tra i grandi, visto che le annose questioni finanziarie che coinvolgono tantissimi club russi hanno costretto la società a non presentare l’iscrizione per l’anno successivo, optando per il dilettantismo. Due anni dopo è scomparso anche quello.

Servivano trentacinque milioni di rubli, tra sponsor e investitori privati se ne raccolsero poco più della metà. E pensare che durante la pandemia l’amministrazione pubblica della regione ha speso un miliardo di rubli (ovvero quasi trent’anni di potenziale esistenza del club) per un ospedale mai utilizzato. Una gestione rivedibile che rappresenta l’ennesimo esempio di come la dipendenza delle società calcistiche russe da enti pubblici sia un vero e proprio cappio al collo, che può essere stretto in qualsiasi momento, sia per cause concrete (è evidente che la salute pubblica, l’istruzione, il lavoro o altri ambiti di cui si occupa una giunta abbiano la priorità rispetto a un club professionistico) che per motivi più futili o, meglio, che mutano a seconda di cause aleatorie, imprevedibili quali un semplice cambio di testimone dovuto alla normale conclusione di un mandato o tentativi di appropriazione indebita. 

Al momento in Russia i club di proprietà privata sono decisamente pochi: il Krasnodar è l’esempio più eclatante, poi in FNL ci sono l’Akron e il Veles mentre il Chayka è stato recentemente retrocesso a tavolino a causa di un dirigente invischiato nel match fixing. Gli investitori non considerano redditizio il mercato calcistico interno e le società non riescono a programmare a lungo termine. Sono tantissimi i fallimenti che si susseguono ogni estate, soprattutto nella periferia: con il passaggio al sistema “autunno-primavera” del 2010 in PFL si è passati  da 80 a 60 unità, con un girone di grande tradizione come quello orientale completamente cancellato. Tante sono state le promesse non mantenute: restando al caso di Murmansk si era parlato di fondi per la costruzione di impianti al coperto, imprescindibile per lo sviluppo del calcio in numerose parti del Paese. Al momento questi stadi indoor non esistono e nell’estremo nord l’unico luogo adatto per giocare è un complesso di oltre sessant’anni, quello che bagnò ai tempi l’esordio del Sever, ma che potrebbe essere dismesso a breve.

La precedente amministrazione ha fatto capire al patriarca Kirill di essere disposta ad accettare qualsiasi sua richiesta” afferma Nikolay Dovgoborsky, presidente della federcalcio della regione di Murmansk. “Lui aveva intenzione di costruire una cattedrale nella città e ha individuato nello stadio Tsentralny il posto migliore per erigerla. Purtroppo quello, con i suoi diecimila posti, è l’unico impianto a norma per 300.000 cittadini, l’Avangard e lo Stroitel hanno bisogno di interventi di ristrutturazione considerevoli. L’unica nostra arma a disposizione sono le proteste popolari, che ci auguriamo abbiano il medesimo effetto di quanto accaduto per esempio a Ekaterinburg“.”Anche il Tsentralny, comunque, ha bisogno di lavori” continua Dovgoborsky. “Il manto ha otto anni, ma senza un club non se ne interessa nessuno. E viene continuamente usato per altre attività, quali feste e sagre. L’uscita dalla scena politica di Igor Saburov ha di fatto sancito la morte del Sever e del calcio in questa città“.

Il rischio, concreto, è che questo decesso possa essere irreversibile, sebbene esistano realtà limitrofe che dimostrino quanto sia verosimile fare calcio a queste latitudini. Per farlo, però, occorre superare la frontiera e arrivare in Norvegia. Tromsoe dista solo tre ore di macchina, ma sembra di essere su un altro pianeta dal punto di vista delle strutture, tant’è che il club ha potuto addirittura ospitare più volte le competizioni europee, affrontando tra le altre il Chelsea, la Roma, il Basilea e l’Athletic Bilbao. Questo significa che la latitudine sì può creare problemi, ma non preclude affatto la possibilità di sviluppare il calcio anche in queste lande. Basta semplicemente lavorare bene e investire con raziocinio sul lungo termine. Dettami che spesso in Russia non vengono, purtroppo, seguiti, indipendentemente da qualsiasi parallelo o meridiano.

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